Il premio di transumanza

Gianfranco Micciché, che fu autore del mirabolante successo elettorale di Silvio Berlusconi in Sicilia nel 2001, lunedì è stato fotografato mentre teneva un comizio di fronte a una piazza vuota in provincia di Caltanissetta: un passante, tre contestatori (molto composti, quasi pietosi) e una decina di vecchietti seduti su sedie impagliate di fronte al circolo degli anziani. L’immagine è evocativa, ma non rimanda soltanto all’idea della solitudine, o del declino, di un uomo che pure aveva avuto la sua fierissima grandeur.
22 AGO 20
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Gianfranco Micciché, che fu autore del mirabolante successo elettorale di Silvio Berlusconi in Sicilia nel 2001, lunedì è stato fotografato mentre teneva un comizio di fronte a una piazza vuota in provincia di Caltanissetta: un passante, tre contestatori (molto composti, quasi pietosi) e una decina di vecchietti seduti su sedie impagliate di fronte al circolo degli anziani. L’immagine è evocativa, ma non rimanda soltanto all’idea della solitudine, o del declino, di un uomo che pure aveva avuto la sua fierissima grandeur. La fotografia è piuttosto lo specchio di queste elezioni regionali che si terranno il 28 ottobre in Sicilia. Le uniche piazze che si riempiono per davvero sono quelle di Beppe Grillo dove i siciliani, a Ragusa, a Messina, a Noto, a Lipari, ridono per non piangere sui cinque miliardi di debiti lasciati da Raffaele Lombardo.
Ridono, ma forse non votano, perché appena il comico genovese lascia la parola ai suoi candidati la calca si dirada, e i siciliani, scettici per vocazione e disillusi per necessità, se ne tornano a casa soddisfatti dallo spettacolo gratuito. E dunque la piazza vuota di Micciché in definitiva non è l’antitesi della piazza piena di Grillo: da un lato c’è la politica arrivata allo sfinimento, ma dall’altro non c’è un’alternativa percepita come possibile, ma solo un esperimento dadaista, pur di successo, in terra vulcanica. In Sicilia non c’è più nulla da promettere perché non c’è più nulla da offrire: le casse sono vuote, il saccheggio è compiuto, la regione è al disastro finanziario, anche il clientelismo è mendicante, e non c’è nessuno tra i candidati alla presidenza della regione che voglia essere associato all’ex governatore Raffaele Lombardo. Ma l’ultimo paradosso siciliano è dietro l’angolo: se davvero nessuno tra Rosario Crocetta e Nello Musumeci, i due favoriti, riuscirà a vincere le elezioni, ovvero a garantirsi il premio di maggioranza, allora saranno costretti a governare ancora con lui, con Lombardo, a richiamarlo in maggioranza per far scattare il più meridionale dei premi: quello di transumanza.